Elena Re Coaching Cuneo

Risultati = Valore: sono davvero sinonimi?

Questa settimana ho partecipato a un interessante incontro della Comunità di Pratica di life coaching organizzata in Piemonte dal Coaching Club AICP, e in merito al concetto di valore è emerso con forza un argomento, introdotto da un collega che stimo molto:

fra le missioni del coaching c’è anche l’aiutare le persone a svincolare il proprio valore dai propri risultati.

 

Sempre questa settimana, avrei dovuto partecipare a una conferenza durante la quale, fra le altre cose, si è parlato di quanto sia importante dare attenzione ai risultati, invece che alle parole, per valutare il valore di un professionista, di un’azienda, etc. e più in generale della persona con cui abbiamo a che fare.

Dato che coaching per definizione è sinonimo di allenamento, e che l’allenamento implica una valutazione basata sui risultati ottenuti,

e dato che la nostra società è sempre più orientata – nel bene e nel male – a giudicare le persone sulla base dei loro successi,

ho pensato che fosse il momento di spendere qualche parola in merito a questo tema così delicato.

Cosa significa “valore”?

Prima di tutto, secondo me è importante decidere cosa intendiamo con il termine “valore”.

Vediamo un po’ cosa dice in merito il Garzanti, che ho trovato essere piuttosto chiaro nel presentare i concetti che si trovano in tutti dizionari:

  1. l’equivalente in denaro di un bene, il suo prezzo, il suo costo (…);
  2. in senso concreto, tutto ciò che ha un’utilità definita e può essere oggetto di compravendita, di negoziazione (…)
  3. l’insieme delle caratteristiche e delle qualità che danno pregio a una persona, a una cosa, a una situazione, a una condizione, e che le rendono apprezzabili (…)
  4. qualsiasi qualità positiva, considerata in astratto come elemento di riferimento per un giudizio (…)
  5. coraggio, ardire, eroismo (…)
  6. riferito a cosa, validità, efficacia (…)
  7. e 8. (…)

valore, prezzo, giudizio

In estrema sintesi, il termine valore è associato sempre a concetti legati al giudizio, all’attribuire un prezzo, al calcolare e al paragonare. Anche quando vengono citate “caratteristiche e qualità” viene specificato “che rendono apprezzabili”.

 

Risultati = Valore: quando è vero?

Quindi, nella lingua italiana e nell’uso comunemente accettato del termine, è normale associare il concetto di valore a qualcosa di relativo e sottoposto a giudizio (di chi? secondo quale parametro?).

In questo senso, la mia opinione è che i risultati siano effettivamente un ottimo metro di giudizio rispetto al valore di chi abbiamo davanti, sulla sua coerenza, trasparenza e onestà di intenti, e sulla sua efficacia.

Capita troppo spesso di incontrare persone che chiacchierano senza mai passare ai fatti, che si vendono per quello che non sono, tutto fumo e niente arrosto (per restare nei luoghi comuni).

Quando invece si incontrano persone che promettono e poi mantengono, che dicono quello che pensano e poi fanno quello che dicono, che dimostrano in concreto di essere ciò che dichiarano o addirittura lasciano parlare i fatti, è un vero sollievo!

Soprattutto negli ambiti più legati alla performance (come business, aziendale, sportivo, etc.) i fatti contano, eccome! E i risultati ci danno la misura sia di quanto si può produrre sia dell’impegno e della costanza con la quale ci si è applicati.

Risultati = Valore: quando non può e non deve essere vero.

Quello che però manca, secondo me, in tutto questo ragionamento è il concetto di Valore Assoluto.

In questo ci viene in aiuto la matematica, che lo definisce così:

Il valore assoluto, detto anche modulo, è una funzione che associa ad un numero negativo il numero stesso con segno positivo, a zero associa zero e lascia invariati i numeri positivi. Il valore assoluto di un numero è quindi sempre positivo o eventualmente nullo. (dal sito Youmath)

Questa definizione è riferita a un numero reale. E quindi mi piace associarla anche alle persone, che sono quanto di più reale ci sia in questo mondo così relativo, illusorio e talvolta inconsistente.

Dato che, per fatto stesso di esistere, una persona non può avere un Valore Assoluto nullo, la conseguenza matematica del ragionamento ci porta a capire che

il Valore Assoluto di una persona è sempre positivo. Sempre.

E questo è vero qualunque siano i risultati che produce, i successi che raggiunge o i fallimenti in cui incorre.

Prendiamo Abraham Lincoln, un uomo d’affari i cui risultati furono pessimi: fallì più volte, in più di un’attività. Dal punto di vista dei risultati, meglio non affidargli soldi o commesse, meglio non assumerlo. Dal punto di vista umano… quanto è stata grande la differenza che ha fatto (e continua a fare) nel mondo con la sua battaglia per l’emancipazione degli afroamericani?

Quindi?

Non confondiamo la nostra efficacia come imprenditori e professionisti con il nostro Valore – sempre positivo – come persone.

Non giudichiamo le persone dai numeri: sulla base dei risultati possiamo valutare le loro performance e la loro efficacia o decidere se assumerle/ingaggiarle, ma NON stabilire se siano persone di valore.

E, soprattutto, ricordiamoci che sta a noi decidere quali parametri vogliamo prendere in considerazione quando si tratta di misurare noi stessi.

Sul lavoro, è importante distinguere fra le pressioni che riceviamo da soci, colleghi, collaboratori, dal mercato e dalla società, e gli effettivi indicatori di efficacia e di successo che fanno la differenza nell’ottenimento dei risultati prefissati.

Nella vita personale, è ancora più importante rendersi conto quanto sia distruttivo delegare ad altri la valutazione positiva o negativa di chi siamo come persone.

Certamente i nostri successi alimentano la nostra autostima, ma non possiamo permettere ai nostri momenti negativi di impoverirla. Quando ci viene riconosciuto che ci siamo comportati bene, abbiamo lavorato bene, siamo stati all’altezza della situazione, ci sentiamo gratificati. Cosa accade però quando sentiamo di non essere stati all’altezza, o quando qualcun altro ce lo fa notare e ci giudica per questo?

Il meccanismo per il quale usiamo i nostri successi come puntello alla nostra autostima e al tempo stesso sfruttiamo i nostri insuccessi come lezioni di vita che ci fanno crescere è delicato, richiede consapevolezza e soprattutto si basa su un equilibrio instabile.

E solo noi possiamo rinforzare questo equilibrio, ricordando costantemente che il nostro valore come persone è positivo, a prescindere da tutto.

Elena Re Coaching - Cuneo

=> Vuoi sapere come posso aiutarti a valorizzare te stesso? SCRIVIMI QUI!

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *