Articoli

zona di comfort

Uscire dalla zona di comfort

Quanti di noi hanno la sensazione di essere bloccati in una quotidianità sempre uguale a se stessa, in un lavoro ripetitivo, in una routine famigliare che non presenta sorprese e quindi alcun brivido?

Le persone che rispondono sì a questa domanda sono molte, e purtroppo con questa risposta dichiarano anche una sorta di infelicità sottile, pervasiva, che spesso non è facile ammettere.

In fondo ho tutto quello  che serve per essere felice, eppure non lo sono”: solo i più coraggiosi riescono a dirlo apertamente, soprattutto in questo periodo di crisi del lavoro che vede molti validi professionisti lottare per rimanere a galla o rimanere disoccupati senza aver fatto nulla per “meritarselo”.

Il fatto è che l’uomo è sì un animale abitudinario, che reitera modelli comportamentali famigliari e che ricerca la sicurezza come bisogno fondamentale primario, ma al tempo stesso – non appena ha raggiunto un minimo di stabilità – ha bisogno di soddisfare anche la propria fame di stimoli, di gioia, di gratificazione personale. E, non sapendo come ottenere questa soddisfazione, spesso si perde in abitudini dannosi e comportamenti disfunzionali, al punto da rovinarsi la vita con le proprie mani.

Ecco perché è così importante imparare a sfidare se stessi, periodicamente se non quotidianamente, nello spingersi oltre i confini della propria zona di comfort.

Idee, stimoli, creatività, nuovi obiettivi e quindi nuova soddisfazione: tutto può essere trovato zona di comfortinserendo una nota di imprevisto nella nostra quotidianità.

E non è necessario fare grandi cose, programmare viaggi, cercare attività “estreme”, non è obbligatorio stravolgere i nostri punti di vista: anche uno spostamento di pochi gradi può bastare, perché la nostra mente è in grado di registrare anche il minimo cambiamento. L’importante è che, se si tratta di piccole cose, queste vengano ripetute nel tempo.

 

Come si esce dalla zona di comfort?

Ad esempio, in molti articoli ho letto che viene consigliato di cambiare percorso sulla strada che ci porta al lavoro al mattino. Corretto, purché lo si faccia per un buon numero di volte, e sempre cercando una variante anche solo lievemente diversa.

È lo sforzo di trovare ogni giorno una piccola differenza a… fare la differenza!

Se lo fai una volta soltanto, ti sembrerà una stupidaggine perché non sortirà alcun effetto. Se invece lo farai mattina e sera, cioè anche quando sei stanco e non vedi l’ora di rientrare, e se lo farai mantenendoti attento a quello che vedi intorno a te, noterai dopo pochi giorni un miglioramento nell’umore e nella soglia di attenzione.

 

Un altro buon consiglio che mi è stato dato è spegnere l’autoradio o le cuffie e stare in silenzio durante gli spostamenti in auto o sui mezzi, in modo che la mente creativa si senta stimolata a produrre nuove idee.

Se però il suono della musica viene sostituito da un cicaleccio interno, inconsapevole, il cambiamento di abitudine non sortirà alcun effetto. Ci deve essere una decisione consapevole, l’intenzione di dare spazio alle idee, l’accortezza di silenziare anche il nostro dialogo interno, e allora arriveranno anche i risultati.

 

Il consiglio migliore in assoluto che mi sento di raccomandarti riguarda però le relazioni personali. Anche se può fare paura, è importante fare sforzi consapevoli di trovare argomenti di conversazione diversi di cui parlare con le persone che abitualmente frequentiamo.

Se con i colleghi o con i famigliari parliamo sempre delle stesse cose, perderemo l’occasione di scoprire l’infinita ricchezza interiore che ogni persona racchiude in sé e finiremo per annoiarci, smettere di ascoltare e perdere interesse nella relazione.

Parlare con persone diverse è importante, ma a volte anche parlare di cose diverse con le stesse persone può risultare illuminante! Prova a chiedere ad un collega la sua opinione su un argomento che non avete mai affrontato,  che esuli dalle questioni di lavoro e di famiglia, e scoprirai come spesso sembri di incontrare una persona sconosciuta.

 

Certo, ci vuole un piccolo sforzo e la volontà di protrarlo nel tempo, ma portare nuovi stimoli in una vita grigia non è un obiettivo per il quale vale la pena di impegnarsi almeno un po’? Io credo di sì!

 

ER coaching

allenamento, self coaching, felicità, infelicità, consapevolezza

Sull’INFELICITÀ, professionale e non.

3d man jumping over a hurdle obstacle titled tax, crisis, lossTi è mai capitato di vivere un periodo piuttosto difficile, ogni giorno un po’ più pesante, di sentirti a ogni passo sempre più stanco e privo di energie fisiche e mentali, ma di dirti che “tutto sommato non va poi così male”? Di tirare avanti, nonostante tutto, con la sensazione di partecipare a una corsa a ostacoli che non ha mai fine ma sperando che prima o poi Gestresste Geschäftsfrau schreit ins Telefonarriveranno giorni migliori? E poi un giorno esplodi, letteralmente: urli e sfoghi tutte le tue frustrazioni o scoppi in lacrime, in un pianto che sembra non avere mai fine?

Immagino di sì: capita sempre più spesso a un sempre maggior numero di persone, e uno dei motivi – non il solo, ovviamente – secondo me è da ricercarsi nel fatto che a molti di noi manca la consapevolezza della nostra felicità o infelicità.

Sembra sempre più spesso che le persone siano vagamente convinte di non essere felici, ma al tempo stesso incapaci di riconoscere di sentirsi a tutti gli effetti infelici.

Continua a leggere

coaching, consapevolezza, Essere, Fare

Essere e Fare, due facce della stessa medaglia

Una delle obiezioni che ogni tanto sento muovere al coaching riguarda la sua attenzione al fare, al concretizzare, al raggiungere l’obiettivo, in un’epoca storica caratterizzata dai mille impegni e da un fare spesso portato all’eccesso, dalla performance e dal successo a ogni costo.

to do horizontalSiamo sempre così presi da lavoro, famiglia, attività nostre e di chi ci circonda, dal prenderci cura dei nostri cari, dal rispettare le infinite scadenze che il mondo ci impone! Possibile che anche il nostro coach debba aggiungere altro lavoro?

Ebbene, su questo argomento credo che si giochino molti futuri felici, quindi permettetemi di essere per una volta categorica.

È vero, ogni coach che si rispetti, prima o poi, si ritroverà ad accompagnare il suo coachee nella definizione di una o più strategie, di uno o più piani di azione, di una serie di attività da portare avanti con una determinata cadenza o entro una certa data.

Strong FoundationMa il Fare che deriva da un percorso di coaching ha radici nell’Essere, vale a dire nella consapevolezza e nell’assunzione di responsabilità. È un fare finalizzato, non un annaspare fra un’attività e l’altra senza una direzione compresa e liberamente intrapresa.

Quante volte vi è capitato di dire, o di sentir dire, frasi come “adesso non ho tempo per essere felice, devo concentrarmi su…”? Oppure “quando avrò tempo mi prenderò un momento per me, per rilassarmi/studiare/viaggiare etc”? Continua a leggere

alla ricerca di..., chiarezza, coaching, confusione, consapevolezza, domande, self coaching

Alla ricerca di un po’ di CHIAREZZA

Oggi inauguriamo un nuovo corso per questo blog: ormai abbiamo esplorato la teoria, è ora di un po’ di concretezza!

Quante volte anche tu, come me e come la maggioranza dei miei coachee, ti sei ritrovato nella confusione più totale, sommerso dalle troppe cose da fare e incapace di definire cosa invece tu volessi fare? Indeciso fra mille opzioni e consapevole di doverne scegliere comunque una? Oppure nella situazione di dover fare un cambiamento e non vedere alcuna opzione, perché tutte le idee che ti vengono in mente sono troppo vaghe o troppo rischiose, o comunque non ti convincono?

Mario Salomone LO SPLENDORE... 30apr2015In questi casi avere a disposizione un coach, vale a dire un osservatore esterno neutrale che non si farà distrarre da scuse e motivazioni arzigogolate, è la soluzione migliore: se il punto è solo una questione di chiarezza, possono bastare un paio di sessione (a volte anche solo una) per aiutarti a capire quale sia il nodo della questione. Deciderai poi tu come scioglierlo: le persone con grandi competenze, personali e professionali, trovano sempre il come.

Tuttavia, sia che tu non abbia un coach sotto mano in tempo reale o che proprio non abbia intenzione di trovartene uno, ci sono alcuni trucchi che puoi adottare per dissipare le nebbie. E fra questi, il primo e più importante è basato sull’assioma: cambia il tuo punto di vista e cambierai il problema stesso. Continua a leggere

career coaching, coaching, consapevolezza, io e il coaching, lavoro, transitional coaching

Una delle cose migliori che il coaching ha fatto per me

PREMESSA: Per questa settimana avevo preparato un articolo che portasse avanti gli argomenti trattati negli ultimi tempi, ma ieri ho saltato il giorno della pubblicazione per eccesso di lavoro e quindi oggi mi sono ritrovata a decidere se procedere come previsto o scrivere invece qualcosa di più personale. E, per questa volta, ho scelto la seconda opzione. 

Oggi è il 1° maggio: Festa del Lavoro!1° Maggio festa del lavoro 6

Chi mi conosce sa che ho un trascorso lungo e travagliato con il concetto di “lavoro”.

Infatti più volte nella mia vita sono approdata a ruoli professionali che avevano a che fare con la ricerca e selezione, la ricollocazione, l’ottimizzazione del lavoro, etc., senza averli in effetti cercati. Purtroppo, in due occasioni l’evoluzione aziendale di questi ruoli mi ha portata a desiderare una qualsiasi alternativa pur di andarmene, ed è nato in me una sorta di amore-odio per questo tipo di attività professionale. Da un lato, c’era la gioia di dare una mano alle persone nel trovare un lavoro o gestire meglio quello che già avevano, la sensazione di fare qualcosa di davvero utile – nel mio piccolo – per migliorare un po’ il mondo intorno a me; dall’altro, c’era tutto il contorno che non mi piaceva affatto e soprattutto mi costringeva a dei compromessi che non riguardavano solo me, ma anche la vita di altri.

E i compromessi mi esasperano, parecchio, così, quando ho chiuso con l’ultima esperienza legata a questo settore, ho pensato che mai e poi mai avrei più voluto occuparmene.  Continua a leggere