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Elena Re Coaching Cuneo

PERCHÉ funziona il coaching?

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Ed eccoci infine a chiederci: perché funziona il coaching?

Cosa lo rende uno strumento così efficace?

Cosa permette a un coachee di ottenere tramite un percorso di coaching risultati eccellenti, a volte anche in tempi molto brevi?

Si potrebbe disquisire a lungo sull’argomento, portare evidenze e citare teorie, rifarsi all’approccio maieutico introdotto nella cultura occidentale da Socrate e tramandatoci da Platone, elencare casistiche dettagliate.

Dato che potrete trovare un’ampia documentazione consultando altre fonti, vi risparmio questa parte e vado subito a quello che io ritengo essere il punto.

guardare oltre con il coaching

Per mia esperienza personale, il vero motivo per cui il coaching funziona, e bene, è riconducibile a questo:

permette alle persone di vedere le cose da un punto di vista diverso dal loro solito.

Tutto qui?

Sì, secondo me alla fin fine è tutto qui. Solo che non si tratta affatto di una cosa da poco.

Se pensiamo ai momenti che hanno radicalmente cambiato la nostra vita, che ci hanno ispirati, che ci hanno permesso di diventare le persone che oggi siamo, dobbiamo ammettere che tali momenti sono sempre stati caratterizzati da un cambiamento di percezione, dall’apertura a nuovi  sistemi di pensiero, dall’acquisizione di una nuova prospettiva: sulla vita, sulle relazioni, sulle nostre priorità, e via dicendo. Continua a leggere

Elena Re Business Coach Cuneo

COSA è in effetti il coaching?

Coaching

Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso di coaching, e spesso a sproposito.

Ogni volta che mi ritrovo a raccontare quello che faccio, mi rendo conto che spesso non si ha davvero idea di cosa sia il coaching in concreto:

  • quali sono le basi?
  • come si sviluppa un percorso di coaching?
  • e come si costruisce una relazione di coaching?

Quindi, ho deciso di fare un po’ di chiarezza, cominciando proprio dai principi generali:

AICP, l’Associazione Italiana Coach Professionisti cui anche io aderisco, lo presenta così: “Il Coaching è un metodo di sviluppo  delle potenzialità dei singoli, dei gruppi e delle organizzazioni  che ha come fine ultimo l’alleanza con il proprio cliente nel percorso della sua autorealizzazione”.

ICF, la più significativa associazione internazionale di coach, lo definisce “una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale”.

Claudio Belotti, il primo coach che ho conosciuto oltre 10 anni fa, scrive: “Il Coaching è il processo durante il quale si aiutano individui, gruppi di persone e aziende a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance. Questo processo porta all’espressione piena delle risorse, al superare i propri limiti e ad aggirare le barriere per dare il meglio. Il Coaching si focalizza sul cambiamento generativo, è quindi più ‘orientato al risultato’ piuttosto che ‘centrato sul problema’…”.


Perché ho scelto proprio queste definizioni di coaching fra le tante che si possono trovare?

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Il coraggio di Desiderare

Oggi è il 10 agosto, e la sera di San Lorenzo è tradizione che si vada a caccia di stelle cadenti. Perché sono belle da vedere, provengono da chissà dove nel misterioso universo, e perché ogni desiderio espresso prima che si spenga la scia luminosa di una stella cadente dovrebbe “infallibilmente” avverarsi 😉

Ovviamente si tratta di un rituale carino che ci offre la scusa per una serata diversa dal solito, i bambini lo adorano e gli innamorati… be’, cosa c’à di più romantico di un posticino appartato, lontano dalle luci della città?

E, per tutti gli altri, questa potrebbe essere una buona occasione per farsi qualche domanda interessante e darsi qualche risposta davvero significativa. Di quelle che cambiano in meglio la nostra vita.

Quanti di noi hanno il coraggio di desiderare davvero?

Chiediamocelo! Tu ad esempio: sei davvero contento della tua vita, soddisfatto di te, felice della direzione in cui scorrono i tuoi giorni? E, se non lo sei, hai mai preso la decisione di fare tutto il possibile per cambiare le cose?

Cosa vorresti che fosse diverso perché senti profondamente che potrebbe e dovrebbe esserlo? Cosa il tuo cuore vorrebbe realizzare? In che modo le tue giornate non sono quelle che vorresti e meriteresti vivere?

Fra un anno, QUALE DESIDERIO vorresti non dover più esprimere, perché nel frattempo si sarà realizzato?

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Esprimere un desiderio, se lo si fa con consapevolezza, equivale a lanciare un intento, fare una promessa a se stessi:

cercherò tutti i modi possibili per far sì che questa cosa si avveri, farò tutto quello che posso, mi impegnerò al meglio delle mie possibilità.

E il primo passo consiste proprio nel dichiarare con decisione quello che vogliamo.

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Questa sera (o le prossime, dato che il picco di stelle cadenti pare sia domani e dopodomani), prendiamo quindi la decisione di ammettere, prima di tutto a noi stessi, quello che vorremmo fosse diverso nella nostra vita.

Dichiariamolo. Ad alta voce, nero su bianco, in modo inequivocabile.

Decidiamo che da domani, per un anno, faremo tutto il possibile affinché questo cambiamento avvenga. Questo può voler dire sia chiedere e affidarsi sia – anzi soprattutto – essere proattivi: agire concretamente perché le cose accadano.

E poi facciamo davvero del nostro meglio!

Ci puoi scommettere: fra un anno avrai un diverso desiderio da esprimere, frutto di un percorso di crescita che ti avrà permesso di conoscerti meglio, di sfidare i tuoi limiti auto-imposti, di superare le tue paure!

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P.S. Igor Sibaldi ha espresso alcune riflessioni molto interessanti, in merito al desiderare, che ti consiglio di approfondire. Su questo specifico argomento, posso solo ringraziare Mathilda Stillday che me le ha fatte conoscere attraverso questo post!

P.P.S. Se ti va di raccontarmi i tuoi desideri e farli diventare obiettivi, scrivimi qui!

Elena Re Coaching - Cuneo

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Insoddisfazione sul lavoro?

Insoddisfazione sul lavoro? Ecco il 1° passo da fare!

Oggi parliamo un po’ di lavoro e di carriera, argomento che, se mi conosci un po’, sai essere fra i miei preferiti.

insoddisfazione-lavoroLe statistiche in merito alle persone insoddisfatte della propria situazione professionale si sprecano, al punto che alcune ricerche dichiarano percentuali allarmanti, ma a prescindere dalle cifre basta guardarsi intorno.

Tanti, troppi, si trascinano al lavoro e passano il tempo a desiderare l’ora di chiusura, il venerdì e le ferie.

Uno spreco assurdo di tempo, di energie, di talento e di potenziale!

Io ho fatto parte per anni di questa schiera di insoddisfatti e, lo dichiaro senza remore, il mio percorso nel coaching nasce proprio da questo tipo di situazione.

Ho voluto con tutte le mie forze cambiare in una direzione che mi facesse sentire realizzata e felice, e adesso che ci sono riuscita desidero con tutte le mie forze aiutare chi sta vivendo il mio stesso disagio ed è a sua volta pronto ad affrontare la questione e mettersi in gioco.

insoddisfazione-lavoroPer chi si rassegna non c’è, al momento, molto da fare.

Ma a chi ha voglia di stare meglio, di migliorare le cose, di alzarsi la mattina con la certezza di non andare a sprecare la giornata, voglio dire: c’è molto che si può fare, da subito, e senza necessariamente compiere scelte drastiche e definitive.

E il primo passo da fare, in assoluto, per superare la propria insoddisfazione sul lavoro è lavorare su se stessi.

Magari l’hai già sentito dire (il più delle volte a sproposito, su un piano prettamente teorico), o magari no perché lavorare su se stessi fa molto crescita personale, molto new age, ed è considerato poco importante nell’ambito professionale, soprattutto a fronte di competenze tecniche specifiche e conoscenze approfondite del macro e del micro settore di appartenenza.

Si viene incoraggiati ad acquisire esperienza e conoscenza, al massimo competenze trasversali e relazionali, ma raramente si parla di approfondire la conoscenza di se stessi.

Invece, tutto parte da te, da aspetti di te che non hai mai esplorato e che non hai mai considerato importanti ai fini della tua realizzazione professionale.

Oggi quindi ti invito a fare un primo esercizio nella giusta direzione e ti suggerisco di riflettere su un articolo che secondo me contiene più verità di quanto non appaia a un primo sguardo: 4 mentalities that are killing your career.

Per chi non conoscesse bene l’inglese o non avesse il tempo di leggerlo, lo riassumo brevemente.

Partendo dal concetto che il lavoro fisso è morto e che questo non sia necessariamente un male, l’autrice suggerisce l’importanza di approcciare la vita professionale sentendosi business partner  – e non più impiegati o dipendenti – del proprio datore di lavoro.

Inoltre, avverte di prestare particolare attenzione a non coltivare una di queste quattro tipologie di mentalità, che ostacolano qualsiasi progresso :

  1. Persone che considerano ogni cambiamento, ogni opzione, ogni variazione di percorso, come un rischio da soppesare all’infinito, e intanto il tempo passa;
  2. Persone che hanno definito un percorso al quale attenersi e non considerano alcuno scostamento dallo stesso, perdendo così ottime opportunità;
  3. Persone che hanno infinite, ottime idee per migliorare la propria carriera, ma non agiscono in modo concretamente focalizzato e costante nel tempo per realizzarle;
  4. Persone che ritengono che il proprio percorso professionale sia regolato dal fato, dalla fortuna o dal caso, e quindi accettano qualsiasi opportunità si presenti senza definire una direzione in modo proattivo.

Senza voler salire in cattedra, io di certo ero colpevole – a fasi alterne – di almeno un paio di questi approcci mentali.

E tu, quale ritieni stia ostacolando la tua soddisfazione professionale?

Pensaci, e – se vuoi – fammelo sapere nei commenti!

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